p 136 .

Paragrafo 6 . L'etica.
     
La  ricerca delle cause  ci che contraddistingue il sapiente, che
  colui  che  non solo sa che cosa sono le cose, ma  anche  perch
sono.(86)  Seguendo la catena delle cause, fino alla  causa  prima,
Aristotele  opera  una sorta di ribaltamento: la  causa  prima  del
divenire, il motore immobile, si scopre essere tale in quanto  fine
ultimo. Il moto dell'universo  prodotto dall'attrazione del  Sommo
Bene. Il primo motore non genera movimento per propulsione, ma  per
attrazione:  "produce movimento come fa un oggetto  amato"(87).  Il
meccanicismo del rapporto causa-effetto  rovesciato nel  finalismo
di un universo che tende al Bene.
     Abbiamo visto, parlando delle quattro cause, che una di esse 
la  causa  finale, lo scopo per cui un ente esiste;  rispetto  alla
totalit dell'universo, quella finale diventa l'unica causa. Quindi
tutto  quanto    in potenza tende a diventare atto:  il  passaggio
dalla  potenza all'atto asseconda una spinta alla realizzazione  di
un progetto; l'essere in potenza ha le caratteristiche del progetto
non realizzato e che chiede di essere realizzato.
     Se  tutte  le  cose  hanno un fine, tendono  alla  loro  piena
realizzazione,  qual  il fine dell'uomo all'interno dell'universo?
Aristotele, come Platone e come Socrate, risponde: il Bene.
     Sul significato e sulla via del raggiungimento del Bene, per,
Aristotele opera una rottura radicale nei confronti di Platone. Per
quest'ultimo  -  come per Socrate - conoscenza e pratica  del  Bene
coincidono: il sapiente non pu che
     
     p 137 .

     comportarsi  secondo  giustizia. Per  Aristotele,  invece,  la
sfera  teoretica  (della conoscenza)  separata da  quella  pratica
(dell'etica).
     L'etica  non si presenta come una scienza esatta,  poich  nel
suo  ambito non sono possibili ragionamenti dimostrativi  rigorosi:
l'etica, infatti, non parte da princpi universali, ma muove  verso
di  essi.(88) Nel campo della fisica viene attribuita  al  fine  la
funzione  di causa solo quando ci si riferisce al fine ultimo,  che
diventa cos causa prima; in campo morale, invece, in ogni azione 
il  fine che svolge la funzione di causa: mi comporto in una  certa
maniera  non perch sono spinto da qualcosa, ma perch da  qualcosa
sono  attratto.  Quindi  se la fisica   la  scienza  delle  cause,
l'etica    la  scienza  dei  fini,  dello  scopo  che  l'uomo   ha
all'interno della natura e dell'universo.
     Come il problema dei princpi primi trovava una soluzione, per
Aristotele,   nell'analisi  della  struttura   dei   singoli   enti
determinati  di cui non si metteva in dubbio l'esistenza,  cos  il
problema del fine ultimo dell'uomo non pu non tener conto di tutta
una  serie  di  scopi  che hanno le singole  azioni  degli  uomini.
L'aspirazione al Sommo Bene  per Aristotele un punto di  arrivo  e
non un punto di partenza.
     
Il bene e la felicit.
     
I  fini  delle diverse azioni dell'uomo sono diversi, ma  tutti  si
presentano  come bene, senza tuttavia essere il Bene in s,  l'idea
di Bene.(89)
     Il  bene, nel nostro agire e nelle singole "arti",   "ci  in
vista  del quale si fan le altre cose"(90), cio i singoli gesti  e
movimenti,  le  singole scelte: tutte le azioni del medico  tendono
alla  salute,  e  questa    il bene per il  medico;  quelle  dello
stratega  alla vittoria e quelle dell'architetto alla casa,  quindi
la  vittoria  e  la  casa  sono  il bene  per  lo  stratega  e  per
l'architetto. In altre parole, sono il bene tutte le cose  per  cui
si compiono le nostre azioni e che sono scelte per s (91) e non in
vista di qualcos'altro.
     Ora,  a  ben  guardare, si pu dire che lo scopo di  tutte  le
nostre  azioni  la felicit (eudaimona): il raggiungimento  dello
scopo  che ci prefiggiamo, nella nostra arte e nel nostro agire,  
anche  raggiungimento  della felicit.  E'  felice  il  medico  che
guarisce   il   malato,  lo  stratega  che  ottiene  la   vittoria,
l'architetto che realizza una casa ben fatta.
     Ma  anche  la  felicit  non pu essere  definita  in  maniera
univoca,   non    la  stessa  per  tutti.  L'attenzione   per   il
particolare, per la diversit delle situazioni, porta Aristotele ad
affermare  che  gli uomini concepiscono il bene  e  la  felicit  a
seconda  del  loro genere di vita: la massa e le persone  rozze  li
trovano nel
     
     p 138 .

     piacere  e  quindi  prediligono una vita di  godimento;  altri
nell'onore; altri ancora nell'attivit contemplativa.(92)
     
"Una sola rondine non fa primavera": la virt.

La  ricerca  di norme generali da applicare all'etica sembra  quasi
impossibile:  l'Idea di Bene e quella di Felicit  si  frammentano,
davanti agli occhi di Aristotele, in una molteplicit di fini e  di
comportamenti.   Egli  sostiene  che  si  pu   comunque   valutare
positivamente l'agire di chi realizza lo scopo che si  proposto  e
a  cui    destinato, di chi riesce ad attuare (porre in  atto)  al
massimo livello le proprie potenzialit.
     L'attuazione   delle  potenzialit    la  virt  (aret(93)).
Naturalmente   -   dice   Aristotele  -  la   realizzazione   delle
potenzialit  dell'anima  umana  non  pu  verificarsi  in   azioni
sporadiche  e saltuarie, "ma in tutta una vita completa".  "Infatti
una  sola rondine non fa primavera, n un solo giorno, cos neppure
una  sola  giornata o un breve tempo rendono la  beatitudine  o  la
felicit"(94).
     Ma   neppure   la   virt    una  sola.  L'attuazione   delle
potenzialit  dell'uomo si realizza sulla spinta delle  tendenze  e
disposizioni  di ciascun individuo. Queste tendenze possono  essere
governate e dirette in misura diversa dalla ragione. Dalle tendenze
attive  in  ogni  individuo  scaturiscono  le  virt  etiche,   dal
controllo della ragione le virt dianoetiche (o intellettuali).
     thos   (in   latino   mos)     il  costume,   il   carattere
dell'individuo  umano  e  dei gruppi  di  uomini,  e  quindi  anche
l'abitudine:  le  virt etiche sono una sorta di "virt  naturali",
quali temperanza, liberalit, mitezza d'animo, e cos via.
     Le virt dianoetiche presuppongono invece un'organizzazione  e
una   guida   razionale   e  sono  il  frutto   dell'educazione   e
dell'istruzione:  sono l'arte (tchne), la scienza  (epistme),  la
prudenza (phrnesis), la sapienza (sopha), l'intelligenza (nos).
     
La retta intenzione.
     
La  virt,  cos  come  non  pu  essere  frutto  di  comportamenti
sporadici,  non  pu  nemmeno  essere  un  passivo  assecondare  le
tendenze  naturali,  ma  deve essere un agire  volontariamente.(95)
L'uomo  causa e padre delle proprie azioni, come dei propri figli.
La  virt etica, quindi,  disposizione naturale accompagnata dalla
scelta e quindi dalla volont. Una azione, seppure giusta nella sua
forma, non ha valore etico se chi la compie non ha l'intenzione  di
compiere una cosa giusta. La volont conferisce valore all'azione.

p 139 .

Il giusto mezzo.
     
Le  disposizioni naturali, di per s, non sono buone o cattive,  ma
come  di  tutte  le  cose  anche di esse    possibile  individuare
l'eccesso  e  il difetto. Cos una disposizione che attuandosi  pu
portare  all'"eccellenza"  (aret), alla  perfezione,  pu  portare
anche  all'imperfezione  per difetto o per eccesso.  Prendiamo,  ad
esempio,  il coraggio: "Chi fugge e teme ogni cosa e nulla affronta
diviene timido, chi invece non teme proprio nulla ma va contro ogni
cosa  diviene  temerario"(96). La virt del  coraggio,  quindi,  si
realizza  individuando  un  giusto  mezzo  (mson)  tra  eccesso  e
difetto.
     Ma  questa  mediet (mestes) non  individuabile  in  termini
matematici, come quando indichiamo il 6 come termine di mezzo tra 2
e  10. A questo proposito Aristotele fa l'esempio della dieta degli
atleti:  se  2  rappresenta  una  alimentazione  scarsa  e  10  una
eccessiva, nessun allenatore pensa che 6 sia l'alimentazione giusta
per  tutti  gli  atleti,  infatti per un  principiante  pu  essere
abbondante  e per Milone(97) scarsa; il bravo allenatore  individua
la dieta giusta per ciascun atleta.(98) La mediet, quindi, varia a
seconda dei soggetti e delle situazioni(99) e la sua individuazione
diventa essenziale per chi vuol conseguire la virt. D'altro  canto
non   un obiettivo facile da raggiungere: basti pensare che tra  i
due  estremi il punto medio  uno solo, mentre sono tanti  i  punti
non  medi. A questo proposito Aristotele cita un verso, di  cui  si
ignora  l'autore:  In  un  sol modo  si    buoni,  in  molti  modi
cattivi.(100)
     Se   il  giusto  mezzo  non  si  pu  individuare  in  termini
matematici,  se    uno solo buono fra tanti che sono  cattivi,  se
cambia  da  individuo a individuo e da situazione a  situazione,  
necessario che ci venga in soccorso una delle virt dianoetiche: la
prudenza  (phrnesis), una virt acquisita con  l'abitudine  e  con
l'educazione.  Aristotele, infatti,   convinto  che  la  virt  si
rafforzi  con la pratica, con l'abitudine a essere virtuosi  e  con
una  buona  educazione. Quando parla di educazione, Aristotele  non
intende  certo la paidea di Platone (finalizzata s  alla  pratica
della giustizia, ma raggiungibile attraverso la conoscenza del Bene
in  s), bens l'assunzione del punto di vista corrispondente  alla
buona  opinione  pubblica del suo tempo, cio  proprio  di  chi  si
conforma alle buone regole della societ.
     
L'ideale di vita contemplativa.
     
La virt, raggiunta attraverso la guida della prudenza imposta alle
naturali disposizioni, non  l'unica possibile e la felicit che ne
deriva  non    la  pi  elevata. La  parte  migliore  dell'uomo  
l'intelligenza  (nos)  e  solo attraverso  la  massima  attuazione
dell'intelligenza  possibile raggiungere la massima felicit.(101)

p 140 .

Questa,  inscindibile  dalla sapienza  (sopha),    la  virt  pi
grande. L'uomo pu aspirare a condurre una vita teoretica, dedicata
alla  ricerca e alla contemplazione della Verit. Lo stato, anzich
costringere  i  filosofi  a occuparsi del  governo  -  come  voleva
Platone -, dovrebbe garantire loro indipendenza e isolamento.
     Il  filosofo,  nel  suo  isolamento contemplativo,  nella  sua
autosufficienza, si fa simile al dio. "Noi immaginiamo che gli  di
siano  sommamente  beati e felici: quali azioni  dunque  si  devono
attribuire  ad essi? Forse quelle giuste? Ma non sembreranno  forse
ridicoli,  qualora facciano contratti, si restituiscano depositi  e
facciano simili cose? Oppure le azioni coraggiose, immaginando  che
compiano  cose  paurose e che corrano pericolo perch    decoroso?
Oppure le azioni generose? Ma a chi doneranno? Ma sar assurdo  che
essi  abbiano monete o cose simili. E le loro azioni moderate quali
sarebbero? Non sarebbe forse cosa grossolana il lodarli perch  non
hanno  cattivi desideri? Se si considera tutto ci che riguarda  le
azioni,  ci  apparir sempre piccolo e indegno  degli  di.  Eppure
tutti ritengono che essi vivano e che quindi siano in attivit, non
che  dormano  come Endimione(102). Se dunque a chi vive  si  toglie
l'agire  e  ancor  pi  il  creare,  che  cosa  resta  se  non   la
contemplazione?  Cosicch  l'attivit  del  dio,  che  eccelle  per
beatitudine, sar contemplativa. Quindi anche tra le attivit umane
quella  che    pi congenere a questa, sar quella pi  capace  di
rendere felici"(103).
     
La gerarchia delle virt .
     
Nel passo che abbiamo riportato sopra, Aristotele traccia un vero e
proprio catalogo delle virt, ordinandole - come fa con i vari tipi
di  sostanza  -  secondo una struttura gerarchica:  la  lealt,  il
coraggio,  la  generosit, la moderazione, e cos  via,  fino  alla
massima delle virt, la vita contemplativa staccata dall'azione.
     Anche  la riflessione sull'etica mette in evidenza - sul piano
dell'agire  -  i  fondamentali  elementi  strutturali  del  sistema
filosofico  di  Aristotele: la specificit  delle  singole  scienze
(l'etica  non    una scienza esatta e ad essa  non  si  addice  il
ragionamento dimostrativo); l'attenzione per il molteplice (molte e
diverse cose sono dette essere il bene e molte sono le forme  della
felicit); la struttura gerarchica della realt, al cui vertice sta
l'intelligenza (nos) umana e divina.

